
Leggo su http://www.enea.it/focus-fissione-nucleare/sicurezza.html, sito web dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile: "[...] in ogni impianto vi sono almeno quattro successive barriere interposte fra la sorgente di radioattività (il cosiddetto "nocciolo del reattore" dove avvengono le reazioni nucleari) e l'ambiente esterno. Partendo dall'esterno, si hanno: l'edificio di contenimento, il circuito di raffreddamento del nocciolo, la guaina in cui è contenuto il combustibile nucleare, il materiale solido che costituisce il combustibile nucleare stesso. L'edificio di contenimento serve per proteggere l'ambiente in caso di incidente con rilascio di prodotti radioattivi, sia per proteggere l'impianto in caso di eventi naturali estremi o di attentati terroristici". Tenendo a mente quanto citato e ripercorrendo brevemente i momenti cruciali dell'emergenza nucleare seguita alla catastrofe naturale, il 12 marzo, al terremoto è seguito l'arresto automatico, come da procedura di sicurezza, dei reattori operativi della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Tuttavia, il sistema di raffreddamento in assenza di elettricità (dovuta alle critiche condizioni in cui versa il Giappone ora) non era operativo e la pressione di vapore interno al nocciolo del reattore è aumentata superando quella dei compressori speciali d'emergenza che servono a pompare acqua fredda dentro al reattore. L'unico modo per contenere il surriscaldamento del reattore era alleggerire la pressione interna. L'autorità nucleare ha autorizzato lo scarico di vapore radioattivo che, all'apertura di una valvola di sfiato, si è decomposto nei suoi due elementi di base, idrogeno ed ossigeno, provocando un'esplosione che ha mandato in frantumi una gabbia di contenimento. Lo stesso fenomeno si è ripetuto nella giornata di oggi con la seconda esplosione al reattore n. 3. Una volta alleggerita la pressione interna al nocciolo del reattore, acqua di mare mescolata a boro è stata pompata per rallentare la reazione nucleare. E' bene ricordare che nei reattori nucleari debba sempre essere presente un livello di acqua sufficiente a coprire gli elementi di combustibile. Diversamente, il calore che si genera nel combustibile potrebbe innescare una reazione a catena fino tale da condurre alla fusione, parziale o totale, del combustibile (per approfondimenti segnalo: How a Reactor Shuts Down and What Happens in a Meltdown; http://www.nytimes.com/interactive/2011/03/12/world/asia/the-explosion-at-the-japanese-reactor.html?ref=asia). Nel reattore n. 2 le barre di combustibile nucleare sono totalmente esposte e "fuori" dal liquido di raffreddamento, rendendo concreta l'attuazione dello stesso procedimento posto in essere per i reattori n. 1 e 3 (a cui è seguita l'esplosione). Il premier Naoto Kan ha rassicurato che non ci sarebbe stata "un'altra Chernobyl", pur ammettendo una perdita di materiale radioattivo seguita a una parziale fusione dell'uranio ( A Look at the Mechanics of Partial Metldown; http://www.nytimes.com/2011/03/14/science/earth/14meltdown.html?ref=japan). Risulta, tuttavia, difficilmente stimabile l'ipotetica entità dei danni derivanti dalla fuga radioattiva (Danger Posed by Radioactivity in Japan Hard to Assess; http://www.nytimes.com/2011/03/13/science/13radiation.html?ref=japan).
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